GLI EBOOK FANNO SFRACELLI

Against DRMSembra che gli editori di ebook, non volendo fare la fine delle case discografiche, abbiano imparato la lezione degli mp3 e si siano parati per bene lo culo a scapito dei poveri lettori.

Il giorno della Befana cercavo qualche spunto per un lavoro che devo fare in questi giorni su follia e diversità. Individuato un libro interessante (“Pazzi come noi” di Ethan Watters), cerco l’ebook per mettermi subito a leggere. Niente: l’edizione in italiano esiste solo a stampa.

Bene, penso, lo prendo in inglese e buona notte. Trovo l’ebook sul sito dell’editore originale a euro 9,99 (che non è poco, trattandosi di un file replicabile a costo zero), avvio la procedura per acquistarlo ma scopro che dall’Italia non lo posso comprare. Voglio dire: si tratta di un banale download, perché non lo posso fare dall’Italia? Provo con un altro paio di librerie inglesi online, stesso risultato. E’ evidente che c’è un problema di esclusiva dei diritti.

Infatti alla fine lo trovo su amazon.it, ma non è in formato Adobe Digital Editions – ovvero lo stesso di altri ebook che ho acquistato questa estate su IBS. E’ disponibile solo in formato Kindle, quindi devo scaricare anche l’applicazione Kindle, che è l’unica con cui lo si può leggere. L’applicazione è gratuita, ma devo tenere sul pc due programmi diversi: uno per leggere certi libri, uno per leggerne altri. Mossa furba e protezionistica di Amazon per fare in modo che, quando si comincia a leggere libri Kindle, convenga continuare a leggere libri Kindle (che vende solo lei) anche quando ci sarebbe l’alternativa.

Poi non posso:

- stampare il libro (neanche parzialmente);

- copiare e incollare parti del testo (altrimenti lo copi tutto e lo incolli in word e lo stampi e fine delle protezioni);

- prestarlo a qualcuno, perché l’applicazione di lettura è legata all’account che fa gli acquisti;

Insomma, mi chiedo se vale la pena sopportare tutte queste limitazioni pur di avere un libro subito, peraltro a un costo sproporzionato.

ADDIO MERDAIOLO

In questo mondo non vi sono che due tragedie: una è causata dal non ottenere ciò che si desidera, l’altra dall’ottenerlo.
Quest’ultima è la peggiore, la vera tragedia.

Oscar Wilde, Il ventaglio di Lady Windermere

Conduco una vita filosofica. Come si conduce una vita filosofica? Pensando. Riflettendo su tutto, problematizzando, ESAMINANDO a fondo ogni minimo aspetto della realtà. Applicando sempre il dubbio, cercando a ritroso le ragioni delle ragioni delle ragioni delle ragioni delle cose in cui si crede. Abitando la distanza ma rimanendo alla larga dalle passioni, schivando qualsiasi impeto irrazionale.

Conduco una vita filosofica. Eppure a volte mi ritrovo, mutatis mutandis, come il conte Mascetti quando lascia la Titti dopo averla beccata a letto con una ragazza e dopo il tentato suicidio di sua moglie:

Mascetti: “Devo parlarti”

E parlò quasi un’ora con voce ferma, la voce dell’uomo che vede chiaramente qual è il suo dovere ed è deciso a farlo anche se gli costa metà del suo sangue.

Mascetti: “…e poi io ho già troppe colpe verso quella povera disgraziata. Ci mancherebbe altro che rifacesse quel gesto. No no, non mi ci far nemmeno pensare perché, guarda, non potrei sopportarlo. Sarei capace di uccidermi pure io. Perché vedi, tu sei giovane e hai diritto di essere incoscente, ma io no, NO! Capisci? Si, lo so, ti sto rovinando. Io non posso pretendere di ipotecare il tuo avvenire. Non me lo perdonerei mai. E poi, poi tu a un certo momento potresti anche dirmi che tutte queste belle cose le sapevamo fin da prima, che magari questo è soltanto un pretesto per liberarmi di te dopo che ho saputo di quel tuo difettino. Poi difettino fino a che punto non lo so. No no, la verità è un’altra: bisogna saper guardare in faccia la realtà. E’ stato un sogno, un sogno molto bello e basta. Tu hai 18 anni, io ne ho 52. Non è per quei 34 anni di differenza, che poi sarebbero il meno. E’ che il nostro amore non può avere nessun avvenire.
Coraggio Titti, è meglio che ci togliamo il coltello dalla piaga e non ci pensiamo più.
Ma sì, è l’unica.
Addio Titti.”

Titti (masticando una gomma): “Addio merdaiolo, ci si vede domani al solito posto, a mezzogiorno!”

Mascetti: “No, alla mezza, a mezzogiorno ho un pignoramento!”

Titti: “Va bene!”

Immagine anteprima YouTube
Per fortuna la delusione, poi, è assicurata. Ma non si addice a un aspirante consulente filosofico.

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UTENTI PARMENIDEI E UTENTI ERACLITEI (MICA CAZZI /5)

Gli utenti parmenidei sono quelli per cui ciò che è è, ciò che non è non è. In assoluto.

Non mi arrivano più le mail del commercialista, tutte le altre sì.

Il tuo commercialista avrà qualche problema al server di posta in uscita

Non è possibile, arrivavano fino alla settimana scorsa!

Guarda che ai server di posta ci lavorano continuamente, cambiano i sistemi antispam, cambiano i controlli sui mittenti…

Si, ma lui ha la posta con Libero

E’ come rientrare a casa, trovarla svaligiata e constatare “Ma come, non era mai successo prima! Ora chiamo l’arredatore e mi incazzo.”

Gli utenti eraclitei sono quelli per cui tutto scorre. Di continuo.

Vorrei che la mia collega leggesse lo stesso account che leggo io, così non deve accendere il mio computer quando non ci sono

Fatto.

E poi che vedessimo le mail inviate l’una dell’altra

Fatto.

Ma in due cartelle distinte, che altrimenti non si capisce nulla

Fatto.

E poi che comparissero a tutt’e due nella posta inviata le fatture che spedisce il programma di contabilità che sta su un altro computer ancora

Fatto.

E che di ogni messaggio chieda automaticamente la conferma di recapito

Fatto.

E di lettura

Fatto.

E che entrambe si possa consultare lo storico dei messaggi di prima che arrivassi tu di tutt’e due

Fatto.

E poi che possiamo leggere le mail dal Blackberry e che anche sul Blackberry si vedano le mail spedite da me e da lei in due cartelle separate e le fatture e le conferme di recapito e di lettura e tutto quello che ho chiesto prima ma sul Blackberry. Ti ho detto che il mio telefono è un Blackberry?

Fatto.

Ma non è che poi se vedo tutto sul Blackberry dopo non lo vedo più nel computer, eh!?

Scherzi? Tutto uguale sul computer e sul telefono.

E poi… Mmmmmh…. E poi… Mumble mumble… Che se il mio commercialista ha intenzione di mandarmi una mail e poi non lo fa, il messaggio arrivi lo stesso

Perché non esistono utenti kantiani? Quelli per cui vale la variante dell’imperativo categorico “Chiedi come se dovessi rendere conto tu stesso del tuo domandare”?

Sempre a proposito di domande: se volevo fare il postino facevo domanda alle poste.

LACRIME E SANGUE… DEI SOLITI NOTI

Stamattina l'ennesima richiesta di scontrino all'ennesimo barista. E un pensiero: se tutti quelli che pagano le tasse alla fonte costringessero a pagarle anche quelli che lo fanno come opzione, forse ci sarebbero meno lacrime e sangue nelle manovre finanziarie del governo.

Ma siamo italiani.

NAMEBOOK

Ancora sul mio social network preferito.
 
Facebook è stato il primo a chiedere agli utenti di usare il nome proprio. Addio allo sfoggio di fantasia dei nickname, alla scelta di un avatar, a un insieme di simboli e invenzioni che ci rappresenti meglio di quanto non faccia il nostro aspetto.
La realtà è di nuovo quella "di fuori", che non è LA realtà ma solo ciò che i sensi ci restituiscono (si chieda a un pittore surrealista cosa pensa in proposito).
 
Presentando la nuova timeline che compare sui profili, Mark Zuckerberg ha detto questa perla:
 
Vogliamo fare in modo che la Timeline sia un po' come casa nostra. Sarà possibile curarla personalmente, nascondere quello che non vogliamo appaia, in modo che esprima veramente ciò che siamo.
 
Un network che ha il vezzo di associare il nome all'immagine, casomai, esprimerebbe ciò che veramente siamo proprio se facesse comparire quello che non vogliamo appaia. Siamo quel nome (di cui non siamo responsabili), quell'immagine (di cui siamo solo parzialmente responsabili), siamo una rete di relazioni, ma siamo solo una parte della nostra biografia: quella che ci piace mettere in mostra. Mah…
 
Diceva Jacques Derrida: Ho il gusto del segreto, ho un moto di timore o terrore davanti a uno spazio politico, per esempio, a uno spazio pubblico, che non dia spazio al segreto. Per me, esigere che si metta tutto in piazza e che non ci sia foro interno è già il farsi totalitaria della democrazia. Se non si mantiene il diritto al segreto si entra in uno spazio totalitario.
 
Ovvio che su Facebook si possa mettere solo ciò che si vuole, senza svelare proprio tutto tutto. Ma già a proposito del nome proprio, Andrea Tagliapietra nel 2002 chiosava:
 
In questo spazio totalitario, la prima domanda riguarda l'identità. Ogni rilevamento poliziesco inizia con la dichiarazione delle "generalità". Per Canetti è, questa, la richiesta più arcaica, che rivela "il dubitoso rapporto con la preda: Chi sei? Ti si può mangiare?". Con il possesso del nome (o la sua attribuzione mediante l'atto di nominare) si manifesta il potere assoluto di chi ottiene la rivelazione del nome su chi viene costretto a confessarlo. Si tratta di un potere di vita o di morte. Nella favola, splendidamente raccontata dalla musica di Puccini, il principe Calaf, "scioglitore di enigmi", vince Turandot indovinandone il nome e proponendo alla crudele principessa il controenigma del segreto del suo stesso nome. Come recita la celeberrima romanza, cavallo di battaglia di molti tenori: "Il mio mistero è chiuso in me / il nome mio nessun saprà!"
 

COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
Nello stereo: la Turandot? No, Sick Tamburo, Sick Tamburo

 

TERRIBLE ANGELS

“If every angel’s terrible,
then why do you welcome them?”

Cocorosie, Terrible Angels

TerribleAngels

GRAZIE FRIEDRICH

Noi che ricerchiamo la conoscenza ci siamo sconosciuti, noi stessi ignoti a noi stessi, e la cosa ha le sue buone ragioni. Noi non ci siamo mai cercati, e come avremmo mai potuto, un bel giorno, "trovarci"? Si è detto e a ragione: «Dove è il vostro tesoro, è anche il vostro cuore», il "nostro" tesoro si trova dove sono gli alveari della nostra conoscenza. E per questo siamo sempre in movimento, come veri e propri animali alati e raccoglitori di miele dello spirito, preoccupati in realtà solo e unicamente di una cosa: di «portare a casa» qualcosa. Di fronte alla vita, poi, e a quello che concerne le cosiddette «esperienze», chi di noi mai ha anche solo la serietà necessaria? O il tempo necessario? Di queste cose, temo, non ci siamo mai veramente «occupati», infatti il nostro cuore è altrove, e anche le nostre orecchie!
[...]
Infatti necessariamente rimaniamo estranei a noi stessi, non ci capiamo, "dobbiamo" scambiarci per altri, per noi vale per l'eternità la frase «ognuno è per se stesso la cosa più lontana»…
 
F. Nietzsche, Prefazione a Genealogia della Morale

 

L'anima del commercio

1. Su incidi.net è uscito Carne Al Vento in edizione digitale, presto disponibile anche negli altri store (iTunes, Amazon, Napster, etc.)

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2. Sta per ricominciare il corso di consulenza filosofica a Bologna e ancora devo finire i compiti delle vacanze.

PAESE CIVILE? NO, SVIZZERA

Siccome la Svizzera è uno stato neutrale che da secoli non partecipa a un conflitto, oggi ha deciso bene di far sfogare gli istinti belligeranti dei suoi abitanti dichiarando guerra ai gatti.

Sia chiaro che gli istinti belligeranti non sono propri di una nazione o di un'altra, bensì dei singoli esseri umani. E non è che gli svizzeri siano marziani. Immaginatevi questi poveri guerrafondai repressi che non possono attaccare neanche, che so, quei terroni comaschi che entrano a migliaia nel Canton Ticino per andare a far benzina a Campione d'Italia perché costa meno. Devono pure rifarsi su qualcuno.
 

Per fortuna che ci sono i gatti. Randagi o meno lo deciderà poi l'autopsia.


Comincerò a boicottare i prodotti tipici svizzeri: orologi, cioccolato, coltellini, Croce Rossa (nel senso che, se mai dovessi averne bisogno, rifiuterò l'aiuto di una crocerossina).

Ah la Svizzera, questo paese così civile, che custodisce gelosamente l'oro nazista e i conti coperti dei ricconi italiani.

Ah, che paese civile.

Pulito e civile.

COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
Mi faccio prendere dalla reazione emotiva e sbaglio a generalizzare. Onore agli svizzeri di SOS Chats che hanno fatto il possibile per evitare questo scandalo.

 

NOBLESSE OBLIO

La crisi avanza, i proprietari degli yacht ormeggiati a Portofino si nascondono dalla vergogna, Londra brucia e torna lo spettro della plutocrazia.
 
Mai sentito parlare di downshifting? Ecco una semplice definizione: "la pratica di semplificare lo stile di vita per slegarsi dal possesso di beni materiali e dalla felicità fittizia che ne deriva."
 
Ed ecco la parabola del pescatore messicano:
 
Un banchiere americano sta sul molo di un piccolo villaggio sulla costa messicana quando vede approdare un piccolo peschereccio con un solo uomo a bordo. Dentro la modesta imbarcazione ci sono alcuni tonni pinna gialla. L'americano fa i complimenti al messicano per la qualità del pesce e gli chiede quanto ci è voluto per pescarlo.
 
"Oh, ben poco tempo" replica il pescatore.
 
L'americano allora gli chiede perché non è rimasto in mare più tempo per pescarne dell'altro.
 
Il messicano gli dice che quella quantità è sufficiente a soddisfare i bisogni della sua famiglia per un po'.
 
"Ma cosa fai tutto il resto del tempo?" continua l'americano incuriosito.
 
"Bè, dormo fino a tardi, pesco un po', gioco con i miei figli, faccio la siesta con mia moglie Maria, poi vado fino in paese tutte le sere per sorseggiare vino e suonare la chitarra con i miei amigos. Come vedi ho una vita piuttosto piena."
 
L'americano sbuffa: "Guarda, ho un master ad Harvard e ti posso aiutare. Dovresti passare più tempo a pescare, e con il ricavato comperarti una barca più grande. Quindi con il ricavato della barca più grande, comperare tante altre barche. Alla fine avresti una flotta di barche da pesca! Invece di vendere il pescato a un intermediario, potresti aprire uno stabilimento in proprio per gestire direttamente il controllo del prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Così potresti abbandonare questo piccolo villaggio e trasferirti a Mexico City, Los Angeles e magari addirittura a New York, da dove seguire l'espansione della tua azienda."
 
"Ma quanto ci vorrà?" chiede il pescatore.
 
Al che l'americano risponde: "15 o 20 anni".
 
"E poi?"
 
Il banchiere ride di gusto: "Ora viene la parte migliore. Al momento giusto annuncerai un'OPA e venderai le tue azioni al pubblico e diventerai ricchissimo. Farai i milioni!"
 
"Milioni… E poi?"
 
E l'americano: "A quel punto potrai ritirarti in un piccolo villaggio della costa, dormire fino a tardi, pescare un po', giocare con i tuoi figli, fare la siesta con tua moglie Maria e andare fino in paese tutte le sere per sorseggiare vino e suonare la chitarra con i tuoi amigos."
 
 
Quant'è difficile comprendere i tempi che viviamo: ci si deve fare carico di tutta la complessità che invece la storiografia toglie al passato. Ci vorrebbe un salto di 100 anni nel futuro per vedere cosa si dice di noi e poi tornare indietro per spiegarlo ai presenti.

COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
La temperatura cala un po', per fortuna.